La guerra dell’informazione

 

La resistenza dei “partigiani” del web contro l’opprimente censura russa.

 

«E’ a tutti garantita la libertà di pensiero e di parola […] La libertà dei mass media deve essere garantita, la censura deve essere vietata». Questo è ciò che la Costituzione russa afferma all’interno dell’articolo 29: la difesa di un diritto che dovrebbe essere uno dei fondamenti dello Stato. È possibile, però, affermare che quanto sancito dalla Costituzione russa relativamente alla libertà di stampa sia effettivamente rispettato attualmente? Tale quesito apre un dibattito le cui origini risalgono all’inizio del terzo mandato presidenziale di Vladimir Putin (2012), durante il quale, secondo il rapporto del 2016 di PEN America, è stata emanata una serie di leggi con lo scopo di contrastare l’odio religioso e il terrorismo e di tutelare i bambini. Queste hanno trasformato gradualmente la Russia in un Paese in cui la censura e la sorveglianza statale non influiscono solamente sui media e sul giornalismo, ma su tutta la cultura. L’intero processo, poi, è agevolato da un sistema giudiziario corrotto e politicizzato, che esercita abusi continui nei confronti di chiunque provi ad opporsi pubblicamente all’azione dello Stato, sfruttando il pretesto della lotta agli estremismi. La libertà di espressione in Russia è sempre stata una questione spinosa ma mai come adesso, visto il conflitto tra Mosca e Kiev. Da quando la guerra è iniziata, infatti, il presidente Putin ha via via intensificato una censura soffocante nei confronti di chiunque provi a diffondere «fake news» sul conflitto con limitazioni via via più intense: dalla chiusura di tutti i social all’introduzione di una pena, che va tra i 10 e i 15 anni per chiunque parli del conflitto, fino alla chiusura di tutte le testate giornalistiche, emittenti televisive e stazioni radio di opposizione. Intanto la censura, unita alle diverse sanzioni provenienti dall’Europa e non solo, ha portato la Russia ad una condizione di isolamento che ricorda vagamente il modello nordcoreano. Mosca intanto cerca di uscire completamente dalla Rete, anche per proteggersi dagli attacchi hacker di Anonymous. In questa situazione i cittadini russi si sono ritrovati completamente estranei alle sorti della guerra, ignari di come questa stia proseguendo e di come la Russia non stia ottenendo quella vittoria tanto schiacciante che Putin racconta.

Il popolo, però, non si è arreso. Sono nate cosi le prime forme di evasione dalla morsa soffocante della censura.

Alcune di queste rimandano chiaramente agli eventi della seconda guerra mondiale: basti pensare alla rinascita delle trasmissioni radio ad onde corte, e di Radio Londra che, sfruttando onde a basse frequenze, continua a portare informazioni in Russia circa la prosecuzione della guerra.

Con lo scopo di aggirare i sistemi di controllo del Cremlino, molti giovani hanno iniziato ad utilizzare metodi alternativi e sempre più creativi per accedere alle informazioni, senza essere individuati. Dalle VPN (Virtual Protect Networks) a Tor, dai social network ai metadati delle foto celanti notizie preziose: una vera e propria guerra alla tagliola digitale, combattuta su Telegram e Vkontakte (Facebook russo), dove la resistenza del web viene fornita di guide su come la censura possa essere ingannata.

Si è creato, in questa maniera, un forte sistema di divulgazione che non sempre riesce ad essere stroncato dal governo russo: grazie all’uso di pubblicità programmatiche e dei numeri del lotto della tv di stato, vengono messi giornalmente in circolazione url di siti indipendenti (spesso aggiornati a causa della censura) con cui il Cremlino non riesce a stare al passo con costanza, vista la mancanza di controlli stringenti in grado di filtrare totalmente il materiale sgradito.

Ancora una volta, la storia, ha permesso di ricordare che, in fondo, il bene più grande di un uomo è uno solo: la libertà, la vera chiave per il miglioramento della società. Così, in un tempo in cui leader si fanno oppressori delle libertà di un popolo, risuonano libere, in tutto il loro valore, le parole di Pertini: «Dico al mio avversario: io combatto la tua idea, che è contraria alla mia, ma sono pronto a battermi sino al prezzo della mia vita perché tu possa esprimere la tua idea liberamente».

 

 

Alessandro Romeo

Elisa Papasergi

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