Ricordi di un’esperienza Erasmus a Budapest

Un viaggio bellissimo, all’insegna della scoperta di una città magica e dell’incontro con l’altro. Lo scorso maggio, io e altre tre ragazze del Liceo scientifico “M. Guerrisi”, grazie al progetto Erasmus “Be the Guardian of the galaxy yourself”, abbiamo avuto la possibilità di volare in Ungheria e di permanere sei giorni a Budapest. È stata un’esperienza indimenticabile. Ricordo la mattina della partenza come se fosse ieri: ero agitata, ma allo stesso tempo contenta e grata della possibilità che mi era stata data. In aereo, mentre guardavo fuori dal finestrino, iniziai a farmi molte domande. Chissà come sarà Budapest, come sarà la mia famiglia ospitante, pensai. Passai tutto il viaggio ad ascoltare la mia musica preferita. Ero veramente emozionata.

Mentre l’aereo stava per atterrare, osservavo il paesaggio circostante, e mi stupivo sempre di più della bellezza della città, che mi è apparsa subito elegante.

All’aeroporto, c’erano ad attenderci le famiglie ospitanti: ci hanno messo subito a nostro agio, si sono mostrate affabili e cordiali, aperte, inclini all’accoglienza. Un po’ come la casa dove abbiamo dormito: situata nella zona periferica di Budapest, era grande e completamente di legno, pervasa da un profumo antico che sapeva di montagna. Così come l’odore delle strade della città, che abbiamo avuto modo di assaporare degustando tra le altre cose al ristorante il gulasch, l’halàszlè, la torta dobos.

La mattina del 9 maggio è stato il nostro primo giorno di scuola, in un istituto ecumenico situato nella zona periferica della città: appena arrivati, abbiamo incontrato gli altri ragazzi dell’Erasmus provenienti da Portogallo, Turchia, Svezia e Ungheria.

Una mattinata all’insegna delle presentazioni. I ragazzi ungheresi sono stati molto cordiali, premurosi e gentili. Con i loro insegnanti abbiamo visitato la scuola, che era molto grande, con aule spaziose distribuite su diversi piani; al primo piano c’era la mensa, una palestra, e un grande giardino dove i ragazzi potevano svolgere l’attività sportiva all’aperto. Dopo il pranzo nella mensa scolastica, abbiamo trascorso il pomeriggio a visitare la parte più monumentale della città, attraversata dal Danubio e da tanti cambiamenti.

Ho avvertito la presenza del fiume con forza, continuamente, nell’intreccio tra le due antiche anime della città, la collinare Buda e la più elegante Pest, dove si concentrano quasi tutti i monumenti che abbiamo potuto ammirare. Heroes square, The House of music, Inner city e City park: ho il ricordo di una dimensione solenne e austera, con palazzi di grande bellezza in stile neoclassico, ma soprattutto con impronta art nouveau, raffinata, suggestiva, a volte addirittura esagerata.

La serata in compagnia delle nostre host family mi ha fatto pensare a una relazione capace di attraversare il tempo e lo spazio, a un’umanità autentica, alla possibilità di dare e ricevere affetto in un mondo che improvvisamente sembrava essersi fatto piccolo.

Il giorno successivo, a scuola, abbiamo seguito le lezioni dei ragazzi ungheresi: è stato questo uno dei momenti più formativi del viaggio, poiché ho avuto la possibilità di conoscere nuovi metodi e usanze, a partire dal modo di porre le questioni e comunicare in classe con gli insegnanti. Ho colto una certa libertà nell’esporre i propri pensieri; mi sono messa in gioco con la loro lingua; abbiamo poi pranzato tutti insieme nella mensa scolastica, e in seguito abbiamo partecipato a laboratori di riciclo sul tema del progetto.

L’11 maggio è stato il giorno più importante, poiché abbiamo presentato i nostri lavori sul tema del pianeta ideale. È stato molto interessante confrontarsi con gli altri, sperimentare visioni e idee, cogliere, anche se per poco, un senso di umanità, la ricerca comune di un mondo diverso, attento all’ambiente. Questa sensazione mi ha accompagnata ancora nel tour pomeridiano di un altro pezzo di città, “Buda side”, dove abbiamo visitato Castle hill, Matthias Churc e Géllert hill, per poi trascorrere tutto il tardo pomeriggio e la serata alle terme, Rudas Spa, dove abbiamo anche cenato tutti insieme. Penso sia una delle città più belle che abbia mai visitato, in ogni singolo angolo si sentono i profumi, gli aromi di culture diverse dalle nostre. La cosa più suggestiva di questo viaggio è stato vedere il cielo colorarsi di svariati colori e sfumature al momento del tramonto, e vivere la città illuminata quando il sole non era ormai più visibile.

L’ultimo giorno, dopo la visita al Parlamento, il pranzo in centro città. La sera, gli insegnanti e gli alunni ungheresi hanno organizzato una festa di saluto, che si è conclusa tra lacrime, abbracci e sorrisi, e con la speranza di rincontrarci tutti e di mantenere i contatti.

Porto nella mente e nel cuore tanti volti e piccole narrazioni: queste persone hanno lasciato tutte qualcosa di loro in me, non dimenticherò mai sguardi e sorrisi, e spero loro non si dimentichino  di me. «Viaggiare e vedere, girare dietro e intorno alle cose, attraversarle, collezionare dettagli.  Il mondo è colossale, non può essere rinchiuso nella baracca del nostro io. Abbiate cura di andare in giro».

Rebecca Calopresti

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