Street-art: una cosa “fuori dal Comune”

Da alcune settimane, sui muri delle strade principali di Polistena, sono apparsi, e successivamente oscurati dall’ amministrazione comunale,  dei murales contrassegnati dal numero “583 P”. La prima opera, in ordine di apparizione, in via V.Grio, è stata rimossa perché ritenuta volgare: rappresentava un putto che urinava con una banana. Al suo posto è apparso qualche giorno dopo un murales che raffigurava la Gioconda, con l’ ironica scritta “se venite a Polistena non toccate le banane”.  Anch’essa è stata però cancellata, ed al suo posto c’è un’ ulteriore comparsa che rappresenta una bambina che scrive “this is art, no vandalism”. Un’altra opera, situata in via P. Jemma – sul muro esterno del Parco della Liberazione -, anch’essa cancellata, rappresentava  Pippi Calzelunghe  con in mano un fucile dell’ assalto ColtM4, usato dalle forze USA e NATO. I graffiti presentano uno stile non del tutto nuovo: sembrano essere proprio opere di Bansky, l’artista inglese la cui identità è sconosciuta. Agisce durante la notte: sceglie un muro e su di esso realizza, tramite degli stencil che gli permettono di operare con grande velocità – eludendo l’attenzione dei passanti e della polizia – delle opere d’arte dal significato diretto e pungente, con tono provocatorio. Dagli anni Novanta  Bansky viene considerato l’esponente della Street-Art più importante e popolare di sempre, con opere diventate immagini iconiche. L’opera del putto che urina non era altro che la rappresentazione trasfigurata del “Manneken Pis”(letteralmente “ragazzetto che fa pipì”), una statuetta in bronzo dall’ altezza di circa 50 cm presente in una piazza del centro storico a Bruxelles,  che simboleggia l’indipendenza dello spirito dei Belgi. Secondo la versione più accreditata, la statuetta sarebbe dedicata “a un bambino di nome Julien, il quale avrebbe spento la miccia di una bomba facendoci pipì sopra, salvando così la città”. L’immagine di Pippi Calzelunghe, invece, sembra simboleggiare la spensieratezza e l’ innocenza dei bambini, in quanto nella serie televisiva si può notare come  la protagonista utilizzi spesso, più o meno inconsapevolmente, le armi per puro gioco e divertimento. Queste opere hanno di fatto diviso in due la città: da una parte, un gruppo – tra cui l’ amministrazione comunale che ne ha ordinato la cancellazione – le considera “troppo volgari”, perché  “imbrattano i muri e rovinano il paesaggio”. C’è chi sostiene invece che si tratta di vere e proprie opere d’arte contemporanea, in termini di “espressione artistica di denuncia e squallore della società” . D’ altronde, nei graffiti di Bansky c’è sempre un messaggio politico, oggi attuale più che mai: fermare le guerre e, in generale, dare voce alle persone che non sono ascoltate.

 

Lucrezia Marafioti