Quando apparire diventa malattia

I disturbi del comportamento alimentare, noti come DCA, sono patologie che vanno a modificare le abitudini nutrizionali di un individuo a causa di un esagerato interesse, se non ossessione, verso il proprio peso. Sono malattie complesse che scaturiscono dalla combinazione di fattori biologici, ambientali, sociali, genetici, psicologici e psichiatrici.

Solitamente tali disturbi si individuano maggiormente nella fascia d’età adolescenziale e riguardano entrambi i sessi, ma la frequenza nei maschi si stima sia dalle 10 alle 20 volte inferiore rispetto a quella osservata nel sesso femminile (è la fascia dai 15 ai 25 anni la più colpita). Ad oggi, in accordo con diversi sondaggi, sono circa 3 milioni le adolescenti e gli adolescenti che soffrono di un DCA.

Il rapporto non sano con il proprio fisico comporta un rapporto non sano con il cibo. L’insoddisfazione per le caratteristiche del proprio corpo è un tema molto diffuso nella società attuale, influenzata da canoni di bellezza imposti dalla cultura moderna a volte impossibili da raggiungere. Questo provoca l’eterna ricerca della perfezione e una continua svalutazione della propria persona e il cibo è visto come principale nemico o artefice di questo malessere, l’unica cosa controllabile da parte della persona affetta; perciò, chi soffre di un DCA può arrivare a sviluppare un atteggiamento di rifiuto, quasi di disprezzo, verso qualsiasi alimento.

I disturbi dell’alimentazione più diffusi sono: l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder).

Una persona che soffre di anoressia avrà come comportamenti abituali il digiuno, l’utilizzo di lassativi, la diminuzione dell’apporto calorico giornaliero o l’induzione al vomito per controllare il proprio peso. Inizialmente tutto ciò nasce da un atteggiamento volontario dedito a voler migliorare la visione della propria immagine, ma dopo aver sviluppato una condizione patologica essa diventerà la regola che guida ogni giornata della persona impedendole di pensare a qualunque altra cosa se non il peso corporeo.

La bulimia nervosa, invece, prevede una perdita di controllo sull’assunzione di cibo in cui la persona affetta non riesce a smettere di mangiare, alle abbuffate seguono poi episodi volti a liberarsi di tutto il cibo ingerito. È una condizione piuttosto difficile da riconoscere in quanto generalmente la persona si presenta normopeso a differenza dell’anoressia in cui la condizione di sottopeso è evidente.  Una persona che soffre di bulimia avrà come comportamenti comuni le abbuffate, il vomito auto indotto, l’estrema preoccupazione per il peso, l’abuso di lassativi o diuretici.

In entrambe le condizioni citate tutto ciò che prima era sporadico diviene un’abitudine dalla quale si è dipendenti e mai soddisfatti: questo andrà ad influire sui rapporti sociali e sul rapporto che ognuno ha con il proprio corpo, causando delle volte anche gravi problemi sia sotto il profilo fisiologico che psicologico.

Dal punto di vista fisico, gli effetti della malnutrizione comportano danni permanenti ai tessuti dell’apparato digerente e problemi come seri danni cardiaci, epatici e renali. Alterazioni del sistema nervoso correlate a difficoltà di concentrazione e di memorizzazione, danni al sistema osseo con accresciuta probabilità di fratture, blocco della crescita, emorragie interne, ipotermia e ghiandole ingrossate. Le ripercussioni psicologiche, invece, comportano depressione, bassi livelli di autostima, senso di vergogna e colpa, difficoltà a mantenere relazioni sociali e familiari comuni, sbalzi di umore, propensione al perfezionismo.

Il binge eating disorder, a differenza dei primi due DCA discussi, è invece molto più diffuso nei maschi. È caratterizzato da abbuffate che non sono seguite da episodi o metodi volti a compensare la quantità di cibo assunta, il soggetto affetto mangia anche quando non ha fame, in solitudine per la vergogna, molto più rapidamente del normale e fino a sentirsi spiacevolmente pieno. La frequenza delle abbuffate tende ad essere settimanale, limitata almeno ad un paio di giorni per periodi di tempo prolungati. I risvolti di questo disturbo sull’organismo sono quelli correlati al sovrappeso, come diabete, problemi muscolo-scheletrici, metabolici e cardiaci.

Il cibo è alla base della nostra vita, ognuno di noi ha bisogno di assumere un determinato numero di calorie proveniente da fonti alimentari diverse per svolgere le attività quotidiane. Una dieta bilanciata, combinata a uno stile di vita attivo che preveda la pratica quotidiana di attività fisica, aiuta a mantenere un peso corporeo adeguato permettendo una crescita più armoniosa da un punto di vista fisico e più serena da un punto di vista psicologico.

Giada Agostino, Ester Corso 

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