DRAGHI, DIMISSIONI, ELEZIONI E PNRR

Il governo cade come un castello di carte, preoccupazione per le nuove elezioni e per i fondi europei.

Il 14 luglio il presidente del consiglio Draghi ha deciso di dare le dimissioni dopo la rottura definitiva con i Cinque Stelle, guidati dall’ex premier Conte, che ha provocato «il venir meno del patto di fiducia alla base dell’azione di governo». Dopo un iniziale rifiuto di Mattarella e un conseguente tentativo di Draghi di mantenere in vita l’unità nazionale in Parlamento, nella giornata di ieri, 21 luglio, le dimissioni sono divenute ufficiali. La caduta del governo Draghi rappresenta un grande fallimento per la politica italiana e per una classe dirigente che mostra attaccamento ai propri interessi più che a quelli dell’intera Nazione. Intanto è di nuovo aperta la campagna elettorale, che avrà modo di svilupparsi fino al 25 settembre, giorno in cui verranno svolte le nuove elezioni. A seguito dell’ufficializzazione delle dimissioni di Draghi, Mattarella ha chiesto ai partiti, seguito dallo stesso ex premier, la massima collaborazione con il governo uscente per «lavorare sugli affari correnti». I sondaggi elettorali favoriscono una destra che esulta per la caduta del governo mentre la sinistra, spaccata dalla scelta dei Pentastellati, cerca di recuperare rapidamente terreno visto il poco tempo a disposizione prima delle nuove elezioni. Non mancano, inoltre, le parole al veleno tra i principali rappresentanti dei partiti. In questo marasma il governo dimissionario deve cercare di chiudere in fretta diversi punti della cosiddetta «agenda Draghi», tra cui lavorare al decreto aiuti e introdurre le nuove riforme necessarie al completamento del Pnrr, passo necessario per poter ottenere la «seconda tranche» di denaro del «Recovery plan» europeo, che prevede la messa a disposizione di 68,8 miliardi di euro in sussidi più altri 122,6 miliardi in prestiti. Tale denaro potrà essere riscattato dall’Italia entro il 2026 a patto che vengano effettuate le riforme promesse a Bruxelles. La sorte di questi fondi sarà un’importante responsabilità del governo che verrà, che avrà il compito di non mandare a monte quanto fatto da Draghi in precedenza. Nella generale confusione le certezze sono poche: le Camere sono state sciolte, i partiti sono di nuovo in lotta fra loro e ci sono molte questioni da risolvere nella speranza che, in attesa del nuovo governo, la classe dirigente possa dar segno di maturità e unirsi per preservare la dignità del nostro Paese e mantenere le promesse fatte al popolo italiano.

Alessandro Romeo

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